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Carlo Fracassi

Carlo Fracassi

Sono orso e socievole, allegro ed ombroso, romantico e cinico.
Nella vita non si ama una volta sola ed ho una speciale vocazione per l’amore platonico. Cerco ancora la donna del sogno ma l’aspetto senza uscire di casa.
Inizialmente, scrivevo solo per amore, oggi lo faccio per ammazzare il tempo, ... (continua)


Nell'albo d'oro:
Sedotta e consumata!
Era bionda, profumata,
la linea sua morbida e perfetta.
L’attrassi a me
cingendole la vita,
poi accesi il suo ardor
tenendo quella cosa
fra le labbra
stretta stretta
e con voluttà
l’aroma suo
inalai
in tutta fretta.
Il nome suo era...  leggi...

Narciso
Estimator del suo riflesso
nel rimirar la sua figura
di parca cosa s'era concesso
Destino fu di gran iattura
ad amar solo se stesso
Ed Eco stanca di rinviar voce
tra boschi ascosa e ninfe
pianse per suo dolor atroce
di quell'amor che la respinse...  leggi...

Addio all'amore
In quale limbo s'è cacciata l'anima mia perversa?
Vaneggia la mente col cuore in tempesta
in uno stridor di porte che si chiudono per sempre.
Placido il sonno, turpe il risveglio...
e tu sei lì coi tuoi pensieri fino al morir del...  leggi...

Incantesimo
Ali di farfalla,
alito di vento,
soffio lieve.
Chiudo gli occhi,
ti vedo,
ti sento,
ti bacio,
e tu diventi neve....  leggi...

L'alambicco
Come alambicco

la mente mia
distilla

pensieri d'amore

che goccia a goccia
colano
lungo un collo di bottiglia

a cui nessuno
accosterà più le labbra...  leggi...

Un cappello pieno di pioggia
Nel vagheggiar
di un giorno fosco
nei pensieri miei
a prender posto
giunse Colei
che il cuor s'arrese
a tanto clamor
di parti lese

Della mia vita
fu dolce inganno
la dipartita
fu grave danno
Ed or che spiove
e nulla resta
nessune...  leggi...

L'ironia del destino
Compagni di banco,
lui sempre quieto e ben ravviato,
io impertinente,
irriverente e scalmanato.

Suo padre avvocato,
mamma insegnante,
sorella deliziosa e studiosa,
una bella famiglia.
Mio padre ferroviere,
mamma casalinga,
fratello...  leggi...

Odisseo
Non parlarmi di sera che voglio ascoltare
gemiti di sirena impazzita,
sullo scoglio violentato dai flutti.

Occhi di fiamma scrutano l'orizzonte
in cerca di naufrago che non farà ritorno.

Non svelarmi i confini del sogno...
ch'io...  leggi...

Il vento, il nulla
Esser soli contro vento,
una lotta senza pari,
mitigare puoi tu tempo
che cancelli tutti i mali
il dolore in me nascosto?

Nella vita non c'è posto
per chi corre in tutta fretta,
la fa sempre da padrone
chi nel mar non fa maretta...  leggi...

Bonjour tristesse
Parlare col cuore, mute le labbra,
Amare in silenzio, mentre l'anima si ribella.
Ostentare gaiezza quando più mi manchi,
Lasciare che il tempo lenisca il dolore.
Alzarsi al mattino senza te accanto,
Tornare a casa ed essere soli,...  leggi...

La cicala e la formica
Un bel dì la cicala e la formica
s'incontrarono per avventura
sul ramo d'una quercia antica.
L'una cantava
bella, fresca e riposata,
l'altra sudava
ed era assai incazzata.

Col suo fardello ed il fiato corto
la formica esordì...  leggi...

Carlo Fracassi

Carlo Fracassi
 Le sue poesie

La prima poesia pubblicata:
 
Il vento, il nulla (17/03/2009)

L'ultima poesia pubblicata:
 
L’elogio di Lillo (24/01/2025)

Carlo Fracassi vi propone:
 Addio all'amore (23/08/2009)
 Odisseo (15/04/2009)
 La cicala e la formica (18/03/2009)

La poesia più letta:
 
Ai caduti di tutte le guerre (17/09/2009, 26874 letture)

Carlo Fracassi ha 11 poesie nell'Albo d'oro.

Leggi la biografia di Carlo Fracassi!

Leggi i 2725 commenti di Carlo Fracassi


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Le raccolte di poesie di Carlo Fracassi


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Questo racconto è inserito in:
 Parte 11 della raccolta "Storie di Famiglia " di Carlo Fracassi (35 racconti)
 Come eravamo

Zia Emma

Biografie e Diari

Zia Emma (io l’ho sempre chiamata nonna) sposò Giuseppe Bertozzi (zì Bertòzi) e nel 1924 si trasferì in città (si fa per dire) facendosi costruire una villetta nella marina di Rimini, accanto a quella del fratello Nazzareno cui era molto legata.

Ricordo che in cucina di zia Emma, sulla stufa economica bolliva sempre una pentola piena di erbe ma francamente non ho mai visto altri cibi, ricordo solo che nessuno si metteva a tavola: Cici mangiava sulle scale, Elisa stava su una sedia in corridoio, zia Emma in cucina accanto alla stufa; a tavola vidi sempre e solo Bertozzi.

Il giardino della loro villetta era coltivato a orto con qualche albero da frutta ed un pozzo artesiano. C’era un pollaio con diverse galline ed anche una gabbia per i conigli. In una sorta di cantina, costruita in mattoni semplicemente appoggiati gli uni sugli altri e il tetto in lamiera, “zì Bertòzi” custodiva un’infinità d’arnesi per lavorare la terra, non mancavano damigiane per ogni uso e tante trappole per topi.

…le galline cantavano in coro con Teddy Reno

Al primo piano della casa abitava la zia con la famiglia, mentre il pianoterra era affittato ai villeggianti. Fu proprio lì, a quel pianoterra (fra il 1939-41), che Ferruccio Ricordi, in arte Teddy Reno, prese dimestichezza con le galline e le anatre della zia, che rispondevano in coro ai suoi melodiosi gorgheggi al pianoforte.

Fu, dunque, fra gli anni ’30 e ’40 che zia Emma, per arrotondare il magro stipendio del marito, volle cimentarsi nel servizio dell’ospitalità come locandiera. Nel ’32 le capitò una famiglia d’austriaci: padre, madre e figlia. Zia Emma – da donna buona e semplice – credeva non fosse difficile spiegarsi con gli stranieri; così il primo giorno chiese agli ospiti (in dialetto riminese e simulando con le mani il portare cibo alla bocca), cosa desiderassero mangiare. Gli austriaci si consultarono e fecero la loro richiesta, ma la zia non capiva. Alla fine la figlia degli ospiti, che fungeva da “interprete”, allargando le braccia rispose in francese: ègal! (uguale, fa lo stesso). Zia Emma, a questo punto, s’illuminò in volto e, con fare sicuro e soddisfatto comandò al marito: “Bertòzi va’ in piaza a to’ e gal!” Bertozzi inforcò la bicicletta e in un battibaleno era già di ritorno con un gallo legato per le zampe.

Poiché si era fatto tardi Bertozzi, per la smania d’accelerare i tempi, tirò troppo forte il collo della povera bestia staccandoglielo di netto: il tutto sotto gli occhi esterrefatti della famigliola, che non volle più saperne di “arrosto” e, a questo punto, chiese delle uova. Ci volle del bello e del buono per far capire a zia Emma che uova, “Ei” in tedesco (pronuncia ai) non era l’aglio! Infatti, Bertozzi fu spedito a raccogliere quant’aglio potesse nell’orto di casa. Alla fine, per mangiare, il povero austriaco, allo stremo delle forze e della pazienza, si accovacciò muovendo le braccia e gemendo: “Coccodé! Coccodé!”. Solo allora la zia capì e fece loro una frittata. Dopo di quella prima estenuante giornata, gli ospiti si affrettarono a comprare un vocabolario. Qualche giorno dopo, posti davanti ad una teglia di lasagne verdi al forno – piatto, per loro, di difficile identificazione – aprirono il vocabolario indicando ai Bertozzi la parola “colera”. Nonostante ciò, presi per fame, da allora mangiarono tutto quello che era loro servito (senza più ordinare) e senza lasciare avanzi. Zia Emma vinse così la sua guerra gastronomica. Quella famigliola tornò per alcuni anni, finché nel ’35, Hitler preparandosi alla guerra, non concesse più espatri.




Carlo Fracassi 07/10/2010 10:09 3 1435

Creative Commons LicenseQuesto racconto è pubblicata sotto una Licenza Creative Commons: è possibile riprodurla, distribuirla, rappresentarla o recitarla in pubblico, a condizione che non venga modificata od in alcun modo alterata, che venga sempre data l'attribuzione all'autore/autrice, e che non vi sia alcuno scopo commerciale.
I fatti ed i personaggi narrati in questa opera sono frutto di fantasia e non hanno alcuna relazione con persone o fatti reali.

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Nota dell'autore:
«Tratto da "Storie di famiglia" d'imminente pubblicazione.»

Commenti sul racconto Commenti sul racconto:

«E' un simpaticissimo racconto basato su classici equivoci linguistici, sempre divertenti. Voglio solo aggiungere, per passione filologica, che anche la mia nonna pesarese sarebbe andata a comprare l'aglio sentendo pronunciare "ai", ma non i galli, perché quelli, a Pesaro, vengono chiamati " i gal ": sottili differenze tra due dialetti gallo- romanzi (rieccoli!) posti a 36 chilometri di distanza...»
Antonio Terracciano

«Mi è piaciuto questo racconto, un po' meno la fine del gallo.»
Sara Acireale

«Povero gallo, che fine cruenta! Letto con piacere, ben scritto!»
Caterina Viola Scimeca

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Mio padre, il nonno, il Duce
Zì Bertòzi
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Lettera ad un amico disperato per l’immatura morte della sorella
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